Fotografi l’etichetta della merce che arriva. Quando prepari, tocchi quello che stai usando. La scheda è già pronta in formato PDF e puoi stamparla con un clic in A4, con ogni lotto e ogni fornitore al posto suo. Tu sul contenitore scrivi cinque caratteri, come hai sempre fatto.
Fatta per chi manipola alimenti,
in ogni categoria del settore.
| Prodotto | Fornitore | Lotto |
|---|---|---|
| Cozze | Ittica Marefondo | L.4468 |
| Vongole | Coop. Punta Chiara | L 250718 |
| Calamari | Ittica Marefondo | 3492/03866 |
| Gamberi rosa | Pesca Riva Nuova | 2607/A |
| Olio EVO | Frantoio Valdaura | L0172288 |
Cinque righe, cinque lotti, quattro fornitori. A mano sono dieci minuti alle otto di sera, con il passaggio che chiama.
| Momento | Quando | Al cuore |
|---|---|---|
| Inizio trattamento | 12 ago, 18:40 | +4 °C |
| Fine trattamento | 13 ago, 19:10 | −21 °C |
| Durata | 24 h 30 min | — |
| Dove è finita | Congelatore | −18 °C |
Il numero che conta è quello della sonda, non il programma impostato sulla macchina: il programma dice cosa hai chiesto, la sonda dice cosa è successo.
Per il pesce che va crudo, marinato, salato o affumicato a freddo, la bonifica ha numeri precisi. Congelare per conservare porta il cuore a −18 °C e finisce lì: è un altro lavoro, con un altro foglio.
Se fra un mese quel pesce lo marini, la bonifica manca ancora — e non c’è testa che alle sette di sera se lo ricordi. KitchenTrace lo sa, e te lo scrive sulla scheda.
E quando il pesce arriva già trattato dal fornitore, c’è la casella per dirlo. Perché una riga falsa in archivio è peggio di una riga che manca.
«Da dove viene?» La domanda arriva sempre dopo. Nessuno te lo chiede il giorno che cucini. Te lo chiedono dopo settimane — un fornitore che richiama un lotto, un cliente che sta male, qualcuno che vuole sapere di un piatto. E a quel punto la cassa non c’è più, l’etichetta è finita nella spazzatura, e quella salsa è passata in tre piatti diversi.
La memoria a otto mesi non è una risposta. E la risposta serve subito: se ci metti una settimana a capire quali preparazioni contenevano quel lotto, nel frattempo sono uscite dalla cucina.
La tracciabilità è tutta qui: che quella risposta esista senza doverla ricordare. Ogni scheda porta scritti dentro i lotti e i fornitori di quello che è finito nel contenitore, e resta anche quando il barattolo è finito da un pezzo.
Dal codice sul coperchio risali alla scheda, dalla scheda al lotto, dal lotto al fornitore. In due passaggi, non in due giorni. E vale anche al contrario: cerchi un lotto e vedi dov’è finito.
Non serve tutti i giorni. Serve il giorno che serve, e quel giorno o c’è o non c’è.
Fotografi l’etichetta. L’app legge codice a barre e scritte: nome, fornitore, lotto, scadenza.
Tocchi i prodotti che stai usando. Lotti e allergeni entrano da soli nella scheda.
A4 su qualunque stampante, o PDF da inviare quando la stampante non è in rete.
Scaduta, esce dall’elenco e va nello storico. La ritrovi per nome, lotto o codice.
In cella il campo non c’è, e la scheda deve uscire lo stesso. Niente attesa, niente rotella che gira.
Nessun account, nessuna mail, niente che parta in automatico verso qualcuno. Tutto sul telefono, e il backup e i registri li invii tu in azienda e li tieni dove vuoi.
Bonifica, congelamento per conservare, raffreddamento: tempi e temperature diverse, e tre fogli diversi. L’app non li confonde.
Una casella vuota costa dieci secondi. Una sbagliata si scopre otto mesi dopo. Perciò propone, e non decide al posto tuo.
Le prime due settimane sono gratis, senza carta e senza impegno: il tempo di un paio di consegne e di qualche servizio vero.
Non è ancora sullo store. Lascia la mail e ti scrivo quando esce — una volta sola, e niente altro.
Avvisami quando esceIdeata da uno chef che sta in cucina tutti i giorni da oltre trentacinque anni. Ogni cosa che l’app fa è finita lì dentro servizio dopo servizio, ogni volta che era utile.
Con la stessa dedizione e lo stesso impegno che qualsiasi chef mette quando fa il proprio lavoro.